Learco Guerra

Learco Guerra (1902 - 1963) è stato uno dei grandi ciclisti italiani negli anni Trenta. Formidabile passista, fu soprannominato la locomotiva umana per la grande potenza che mostrava in pianura, in particolare nelle gare a cronometro. Seppe conquistare il cuore della gente e divenne molto popolare al punto di vedersi dedicata una sottoscrizione popolare in denaro. Sempre sorridente e disponibile, visse da un punto di vista sportivo in contrapposizione con Alfredo Binda. Fu, suo malgrado, portato a simbolo del super uomo nel ventennio fascista e dovette donare molti dei suoi trofei alla Patria.

Learco Guerra iniziò la propria attività agonistica abbastanza tardi, lanciato da Costante Girardengo, e passò professionista a 27 anni, riuscendo comunque a togliersi diverse soddisfazioni. Vinse cinque Campionati Italiani su strada consecutivamente dal 1930 al 1935, il Campionato del mondo di ciclismo nel 1931, nell'unica edizione disputata a cronometro di km.172, la Milano-Sanremo nel 1933 e il Giro d'Italia nel 1934. Giunse due volte secondo al Tour de France ed anche in altri due Campionati del Mondo. Fu il primo ciclista ad indossare, in assoluto, la Maglia Rosa, istituita nel 1931 quale simbolo del primato in classifica e del giornale che organizzava la corsa, la Gazzetta dello Sport, venne indossata dal campione mantovano, vincitore della tappa inaugurale del 19° Giro d'Italia, la Milano-Mantova. Forte anche sulla pista, dove conquisto il suo primo titolo italiano (a Carpi nela 1929 nella corsa a punti) e anche l’ultimo (al Vigorelli di Milano nel 1942  nella corsa dietro motori). Il suo palmarès comprende 85 vittorie totali (compresa una Sei Giorni su pista).

 

Appesa la bicicletta al chiodo, intraprese la strada del direttore sportivo con ottimi risultati. Dall'ammiraglia guidò, per esempio, Hugo Koblet e Charly Gaul con i quali vinse due Giri d’Italia, Vittorio Adorni e Gianni Motta.

Morì prematuramente in seguito ai postumi di due operazioni affrontate coraggiosamente per tentare di sconfiggere il morbo di Parkinson.

A Mantova, sua città natale, nel museo dedicato a lui e a Nuvolari, sono esposti numerosi suoi trofei, biciclette, maglie ed una selezione di articoli.

Tazio Nuvolari

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Learco Guerra

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