| Gigi Meroni |
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Nasce
a Como e cresce nel vivaio della società lariana ma a soli 19 anni
passa al Genoa e poi nel 1964 al Torino. Con i granata
allenati da Nereo Rocco l'ala numero 7 si fa immediatamente apprezzare per
le sue giocate, i suoi dribbling e i suoi gol. E' un lottatore e un
generoso, l'artista del gol impossibile, dei dribbling geniali e delle
finte ubriacanti, il giocatore che fa segnare tanto i compagni, come
ricorda bene il sua grande amico Combin. Un talento in grado di
trasformare una giocata in
una pennellata artistica. Giovanni Agnelli cerca di portarlo alla
Juventus sborsando una cifra altissima per quei tempi, mezzo miliardo di
lire, ma una vera e propria rivolta dei tifosi del Toro impedisce il
trasferimento. I giovani tifosi si identificavano in Meroni, lo ritengono
un esempio da seguire, in campo e nella vita, degli anni che precedono il
1968. Meroni ascolta i Beatles e la musica jazz,
dipinge quadri, legge libri e scrive poesie, convive in una mansarda con
Cristiana, una ragazza del Luna Park. E’ un personaggio scomodo alla
società italiana dei primi anni Sessanta, ancora troppo conservatrice, ma
per lui vivere in quel modo vuol dire essere felici, non è una questione
di immagine. Muore tragicamente il 15 ottobre 1967, una domenica, investito da un'auto mentre attraversa Corso Re Umberto, a Torino. L'auto è di un diciannovenne, Attilio Romero, che diventerà molti anni più tardi presidente del Torino. Ai funerali partecipano migliaia di persone. Nel punto in cui fu investito i tifosi di Gigi ancora oggi portano fiori in sua memoria. La domenica successiva alla sua morte si gioca il derby con la Juventus che il Torino vince per quattro reti a zero. Tre goal sono messi a segno dal suo grande amico Combin. A Meroni sono stati dedicati vari libri (il più famoso è forse La farfalla granata di Nando Dalla Chiesa) e una canzone: "Chi si ricorda di Gigi Meroni?" degli Yo Yo Mundi. A suo nome sono stati intitolati diversi club sportivi a ricordo di un calciatore che avrebbe potuto dar molto al calcio italiano rimane immutato. |
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Gigi Meroni |
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